Gli Immobili in classe A
Non c’è scampo: ora anche le case hanno un rating. L’avrete notato se siete curiosi del Mercato Immobiliare o, magari, siete a caccia di occasioni, onestamente non così frequenti.
Da un po’ di tempo, in coda agli annunci commerciali di vendita sui giornali e su Internet, sono apparse alcune sigle: riguardano la classe energetica delle abitazioni, praticamente la stima del loro “consumo”, quasi fossero elettrodomestici.
MULTE SALATE PER CHI NON SI ADEGUAI
In queste pagine se n’è già parlato, dato che l’obbligo di indicare le classi è scattato dal primo gennaio 2012 con la piena operatività del Decreto Rinnovabili (192/2005). E la tabella rinfresca un po’ la memoria, anche perché chi non si attiene alla norma rischia sanzioni piuttosto salate. Ma, a parte questo, una casa ad alta efficienza energetica vale di più, anzi costa di più giusto che lo sappia chi vende, ma soprattutto chi compra.
Secondo i calcoli, per un bilocale di 65 metri quadrati in zona semicentrale, classificato come A, rispetto a uno identico in classe C, si spenderebbe fino al 21% in più a Roma, il 18%a Milano e il 17%a Torino. In certi casi, i prezzi sono talmente più alti che sarebbe complicato stabilire se poi corrispondano effettivamente al miglioramento dell’efficienza energetica, in termini di impianti e isolamento. Cioè, non è sbagliato immaginare l’acquisto di un immobile anche in classe più bassa e poi adeguarlo.
ADDIO ALL’ATTESO “REPRICING”
Se per un attimo si evita il giudizio sugli aspetti meritevoli della norma, viene però il sospetto che la convenienza di un acquisto non sia scontata. Un po’ come accade per la nuova benzina verde che, indipendentemente dal suo minor impatto ambientale, costa molto di più. In un momento in cui il mercato si attendeva il repricing, cioè una riformulazione dei prezzi verso il basso, per facilitare l’incontro tra chi vende e chi vuole acquistare, la novità rischia di trasformarsi in un pretesto per tenere su i prezzi: sparisce quello sconto che uno immaginava. Senza contare che i listini, alla fine, si potrebbero uniformare verso l’alto, indifferenti a qualunque efficienza, se non a quella speculativa, di cui in questo Paese siamo maestri.
Fonte: http://www.oggi.it/




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